XIX Giornata del Sollievo: Hospice e ASST Ovest Milanese insieme per le cure palliative

Martedì 26 maggio alle 10.30 si è svolta in diretta streaming dalla Sala Riunioni della Direzione Generale di Legnano la conferenza stampa voluta dall’ASST Ovest Milanese, in collaborazione con l’Hospice di Abbiategrasso. Un’iniziativa che rientra nell’ambito delle manifestazioni promosse in occasione della Giornata Nazionale del Sollievo, in programma il 31 maggio, giunta ormai alla XIX edizione.

L’evento ha visto coinvolta, in qualità di padrona di casa, la dottoressa Monolo, direttore Socio-Sanitario dell’azienda, che ha parlato della “volontà di far conoscere le esperienze del territorio sul tema del sollievo dalla sofferenza in un momento di particolare criticità.” Un’occasione per presentare ai cittadini le “best practices” che sono state messo in campo, tra cui anche la preziosa esperienza della Dott.ssa Florian presso il reparto Covid dell’ospedale di Magenta.
Monolo ha anche parlato dell’importanza di “avere attori di rilievo sul territorio, nell’ambito della RLCP (Rete Locale di Cure Palliative) che portano la propria esperienze sia al livello locale che nazionale.” Esperienze significative sul tema delle cure palliative che si completano con un’offerta capillare di servizi residenziali, domiciliari, ambulatoriali e di consulenza in cure palliative. “Una rete che vede la partecipazione di altri soggetti, come la Cooperativa In Cammino, con cui è in essere uno specifico protocollo di intesa per la gestione delle consulenze in cure palliative presso gli Ospedali del territorio.”

La parola è poi passata alle due relatrici, le dott.sse Castiglioni e Florian, che hanno portato le rispettive esperienze sul campo. Un lavoro che la stessa direttrice ha definito “raffinato, sottile ma di grandissimo valore”.
Claudia Castiglioni, Direttore UOC Hospice e Cure Palliative - ASST Ovest Milanese, ha da subito ricordato che questa XIX Giornata del Sollievo “appare insolita perché proprio in questa ricorrenza hospice e centri di terapia del dolore venivano aperti alla cittadinanza. Quest’anno non è stato possibile farlo ma il messaggio deve comunque arrivare: il dolore va controllato! L’approccio delle cure palliative, ma anche quello della terapia del dolore, prevede una presa in carico globale del paziente sia rispetto alle esigenze cliniche sia per quelle relazionali. In questi mesi abbiamo assistito alla solitudine dei pazienti a causa dell’isolamento. Un aspetto che le cure palliative conosco bene e che vogliono evitare. Il messaggio che ci interessa far conoscere è che nessuno deve essere lasciato solo. Per questo in questi mesi di pandemia le cure palliative hanno agito rapidamente modificando i protocolli in essere per rendere più rapida la tempistica di presa in carico dei pazienti e liberare così i reparti Covid-19. Sono stati ridotti i tempi di attesa, scesi da 4 a 1,5 giorni, e sono aumentati i pazienti di circa il 90%. Si è poi notato un mutamento anche delle patologie prevalenti con un notevole incremento dei malati non oncologici. Una serie di ragioni che hanno portato la degenza media a ridursi da venti giorni a sette.”

A seguire è intervenuta la Dott.ssa Clarissa Florian, medico palliativista dell’Hospice di Abbiategrasso e direttore scientifico, che ha portato dati e testimonianze circa la sua attività, avviata il 18 marzo, presso l’Ospedale di Magenta. “Il tema del sollievo è il motore della scelta che ho fatto. Già dai primi giorni di marzo arrivavano dati drammatici circa le esigenze e i bisogni di cure palliative delle tante persone colpite dal Coronavirus. Questo ha fatto scattare in me il desiderio di dare il mio contributo e, in questo, ringrazio l’Hospice di Abbiategrasso che ne ha promosso l’opportunità. Questi 7 anni di collaborazione, che sono sfociati nel febbraio scorso alla firma di un protocollo d’intesa, sono stati un terreno fertile per lo sviluppo della RLCP. Un’esperienza che si è ulteriormente consolidata in questi due mesi di collaborazione e che ha prodotto risultati interessanti:
- dal 18 marzo all’8 maggio sono stati ricoverati presso l’Ospedale di Magenta 412 pazienti e 105 di loro hanno avuto consulenze in cure palliative, con un bisogno prevalente legato alla gestione dei sintomi;
- dal 30 marzo al 30 aprile sono state effettuate 364 videochiamate.
Una cosa che mi ha stupita - ha detto Florian - riguarda la gestione dei sintomi. Mi sarei aspettata di dover intervenire quasi esclusivamente sulla dispnea (fatica respiratoria) ma una buona parte dei pazienti necessitava di controllare ansia e agitazione. Così come mi sarei aspettata, essendo un medico palliativista, di essere più preparata a gestire la morte. Invece non è stato facile, le emozioni che ho vissuto sono state davvero intense.
Dopo le prime settimane in cui il lavoro è stato frenetico sono arrivati giorni migliori, in cui potevamo agire con più calma. Lì è cambiato tutto e ho capito meglio quale fosse il mio vero ruolo.
Alla domanda del giornalista “Quale episodio le ha fatto capire questo?”, Florian ha risposto: “un episodio in sé molto semplice, quello di una signora che ho incontrato casualmente in reparto. Ne avevo già parlato in una precedente intervista (disponibile al seguente link) e, come dicevo, dall’atteggiamento di questo paziente ho capito che alcuni di quei malati, soporosi e addormentati, in realtà avevano un gran bisogno di relazionarsi con me e con i loro parenti. È fondamentale che le persone non muoiano sole le famiglie che si sono trovate in questa situazione hanno vissuto un trauma che difficilmente potrà essere superato. Molti ci hanno chiesto di essere le loro mani e la loro voce. L’accarezzi per me è stato l’appello rivolto da una figlia di una degente ad un collega medico. Una richiesta che lo ha disorientato e che lo ha fatto reagire piangendo e dicendomi che lui non ce la faceva, che lui pur essendo un medico non aveva studiato per questo. A volte le lacrime appannavano anche i miei occhiali ma seppur con difficoltà ho sempre cercato di soddisfare tutte le richieste.
Un lavoro prezioso reso possibile grazie al grande impegno dei miei colleghi dell’Hospice di Abbiategrasso che hanno lavorato davvero intensamente. Considerate che i malati al domicilio seguiti dall’Hospice sono passati da circa 35 in linea a circa 64. In pratica sono raddoppiati e tra questi sei erano Covid. Anche in questa direzione c’è stato un grande lavoro di educazione ai famigliari che spesso hanno il timore e il terrore di gestire un paziente inguaribile con l’aggravante dell’infezione da Coronavirus.”
Un aspetto ribadito anche dalla dott.ssa Castiglioni quando ha sottolineato che “i protocolli delle cure palliative non sono mai stati eccessivamente rigidi proprio per favorire la vicinanza al paziente. Loro stessi, nelle stanze dell’Hospice di Cuggiono e Magenta, consentivano ai parenti, opportunamente protetti, di trascorrere le ultime ore al capezzale del malato. A questo si sono aggiunte le lunghe telefonate con i famigliari per informarli adeguatamente della situazione.”
Le cure palliative in questo hanno dimostrato di essere flessibili e adattabili anche alle situazioni di urgenza. Un’evoluzione rapida e fondamentale per queste cure se si considera la giovane età di questa disciplina, come ha evidenziato in chiusura la Dott.ssa Florian: “Siamo partiti 20 anni fa con le cure di fine vita e ora arriviamo a occuparci anche dell’urgenza. Questo è un aspetto che mi fa ben sperare per il futuro delle cure palliative.”