Vittorio: volontario tra i volontari

Lo sguardo vispo e gli occhi azzurri trasmettono un’immagine intatta del sig. Vittorio, anche se le primavere che si è lasciato alle spalle sono ormai 78. Nato a Milano durante la Seconda Guerra Mondiale, di origine friulana, Vittorio ha trascorso l’infanzia nel capoluogo lombardo per poi trasferirsi a Cesate dove è stato impegnato per anni in politica e nel mondo del volontariato.

Buongiorno Vittorio, come va? Come ti trovi qui in hospice?
Molto bene, grazie. Il personale è molto gentile e premuroso; inoltre è anche una bella struttura. Sono davvero sorpreso che sia uno spazio messo a disposizione dalla Fondazione Moschino per l’assistenza ai malati più fragili. E sono ancora più stupito del fatto che ci siano tanti volontari, che per colpa dell’emergenza sanitaria non posso incontrare, ma sono felice di sapere che anche nell’Italia di oggi ci sia spazio per la solidarietà. Sono stato volontario per anni e sono consapevole che strutture come questa possono resistere solo grazie alle donazioni e allo slancio dei volontari.

Dunque anche tu hai esperienza nel mondo del volontariato?
Moltissima, ho cominciato che avevo circa 17 anni e non ho più mollato, almeno finché il fisico me ne ha dato la possibilità. Lo spirito volontaristico lo devi possedere, deve essere dentro di te. Altrimenti chi ti dà la forza di sacrificare parte della tua vita privata per gli altri? Ai tempi in cui iniziai ero metalmeccanico, lavoravo tutto il giorno e alla sera e nel week end mi trovavo con i miei amici alla Croce Viola.

Facciamo un passo indietro, come sei arrivato alla Croce Viola?
È stato un percorso che è partito di fatto insieme all’attività politica. Agli inizi degli anni ’60 mi ero iscritto al Partito Comunista (P.C.) e divenni amico del vicepresidente nazionale di un'importante associazione di volontariato. Da quel momento iniziai ad interessarmi sempre più al volontariato e meno alla politica. Entrai nella Croce Viola di Milano e iniziai la mia attività. Poi crebbi sempre di più, gli impegni con la Croce Viola aumentarono e alla fine decisi di lasciare il lavoro in fabbrica per dedicarmici a tempo pieno. E così fui assunto dall’Associazione e nel corso degli anni arrivai anche a presiedere il Consiglio di Amministrazione. Guidavo l’ambulanza, svolgevo attività d’ufficio, tenevo i rapporti con la stampa, insomma facevo un po’ di tutto. Poi con l’avanzare dell’età ho dovuto abbandonare la guida dell’ambulanza a favore di trasporti ordinari, principalmente malati che necessitavano di esami o visite specifiche in ospedale. Grazie alla Croce Viola ho imparato moltissimo anche dai medici e dagli operatori degli ospedali che conoscevo sul campo. Abbiamo promosso corsi di primo soccorso, momenti di formazione per la gestione delle emergenze e personalmente ho frequentato anche diversi corsi specifici: da quello del 118 presso la centrale operativa del Niguarda a quelli organizzati con la Protezione Civile. Tutti corsi che mi sono serviti nel corso della mia vita, soprattutto nel periodo del militare.

In che senso? Dimmi di più.
Ero nel terzo reggimento bersaglieri il 9 ottobre del 1963 quando successe il disastro del Vajont. Era notte e fummo svegliati di soprassalto: emergenza nazionale, dovevamo partire subito. Così con i camion militari partimmo alla volta di Longarone. Una tragedia senza precedenti, indescrivibile. Tiravamo fuori le persone intrappolate dal fango fino alla cintola. I militari erano impreparati ma io fortunatamente avevo frequentato i corsi della Croce Viola nella gestione delle emergenze e potei sfruttare le competenze acquisite. C’erano centinaia e centinaia di morti (i dati confermeranno oltre 2000 decessi, ndr), sfollati, feriti. Trascorsi tre settimane nel luogo della tragedia e ricordo con affetto la gentilezza delle persone, le signore che ci portavano il caffè camminando nel fango. Una solidarietà, un affetto che ho riscontrato anche durante l’alluvione di Firenze, il terremoto dell’Irpinia e quello del Friuli in cui sono stato volontario. Questo sentimento lo ritrovo oggi nell’emergenza in corso e lo rivedo nella vostra attività.