Essere volontari delle cure palliative al tempo del Coronavirus

“Come faccio a rendermi utile se non posso stare accanto ai pazienti? “Come posso coltivare la relazione con la persona malata se non mi è consentito venire in Hospice ed entrare in reparto?” Sono queste le domande che più frequentemente mi sono sentita rivolgere nel mese di marzo e aprile dai volontari dell’Hospice di Abbiategrasso. Difficile trovare una risposta, soprattutto nei primi giorni della pandemia, ma poi, col passare del tempo, i problemi sono stati superati e le abilità latenti, le idee nascoste e i successi insperati sono tornati con la forza e l’entusiasmo della novità. Merito dell’equipe, ovviamente, ma anche e soprattutto della tecnologia.

Quindi, Giorgia, ci stai dicendo che hai trasformato il gruppo di volontari in un team di cyber professionisti?
Non proprio, ma posso dire che i volontari dell’Hospice hanno imparato ad usare con grande abilità gli strumenti per le videochiamate. Per questo motivo la formazione mensile che avevo programmato non ha subito alcuna interruzione. Ho apportato delle modifiche agli argomenti in discussione perché ho ritenuto che informare sulle tematiche connesse al COVID-19 fosse prioritario. Ma non solo: le nuove attività da proporre ai nostri assistiti e alle loro famiglie hanno entusiasmato il gruppo. Ne abbiamo parlato durante le serate di formazione e presto i loro dubbi circa l’inutilità del loro ruolo a distanza sono stati fugati. Abbiamo fatto sentire alle famiglie e alle persone malate che nonostante la pandemia il gruppo di volontari dell’Hospice c’è e ci sarà. Sono sorpresa perché mi hanno dimostrato di essere veramente un team dinamico e propositivo.

Cosa avete messo in campo?
Abbiamo dotato i volontari degli strumenti e delle competenze necessarie per condurre una relazione a distanza attraverso le videochiamate. Certo la tecnologia non concede le stesse sensazioni della presenza fisica: un abbraccio o una carezza delicata non possono essere sostituiti da un’applicazione sullo smartphone. Però è altrettanto vero che anche attraverso un telefono si può creare un legame, uno spazio di ascolto, un tempo di condivisione in un momento così difficile. Una volontaria che è con noi da molti anni mi ha scritto: “Ciao Giorgia, stavo pensando che non è facile la comunicazione telefonica con qualcuno che non abbiamo mai visto di persona ma dopo aver sentito più volte pazienti e parenti mi è sembrato di averli davvero incontrati!”. Ovviamente non tutte le situazioni sono adatte alle videochiamate e quindi insieme all’equipe realizzo un’attenta selezione dei casi clinici. Siamo noi che individuiamo le persone che necessitano di una presenza virtuale dei volontari e sempre noi informiamo malati e famiglie di questa opportunità. Poi interviene il volontario con il suo bagaglio di tempo libero, competenze ed entusiasmo. Le cose sembrano funzionare e un caregiver ci ha tenuto a complimentarsi con la nostra struttura per questa opportunità che offriamo.

C’è altro che i volontari hanno proposto e realizzato in questo periodo?
Altroché, sono emerse davvero delle idee interessanti che mi hanno fatto comprendere quanto sia vero che dai momenti di crisi e di cambiamento nascono cose grandi! Una cosa che mi ha stupito è stata la volontà di alcuni di cavalcare le loro aspirazioni da attori e di rendersi disponibili per la prima volta ad un pubblico molto particolare. Alcuni volontari hanno infatti realizzato dei video di intrattenimento raccontando storie e portando un po’ di allegria e compagnia nelle case dei malati e nelle stanze dell’Hospice. Questo è possibile grazie alla tecnologia che ci consente di inviare facilmente i video nelle case o di proiettarli su tutti i televisori delle nostre quattordici grazie al circuito interno.
Un’altra attività che abbiamo ideato in questi giorni è “Il libro della vita”. La proposta che viene fatta agli assistiti che lo desiderano è di riscrivere, con la mia supervisione, la propria storia di vita o di malattia. Ci piacerebbe raccoglierne molte e creare una sorta di “biblioteca di vite” che sia utile a chi ci incontrerà in futuro, a chi potrebbe trovarsi a vivere quello che altri stanno affrontando ora. I volontari sono stati formati ad ascoltare senza giudizi, ad accogliere, a essere delicati e sensibili quando si avvicinano alle vite degli altri e questo è il motivo per cui ritengo che l’idea possa funzionare
Abbiamo mantenuto l’arteterapia a distanza con la complicità di Elisabetta Caimi, l’arteterapeuta della struttura, e grazie al prezioso lavoro di individuazione dei bisogni che i volontari rilevano durante le videochiamate e che prontamente mi segnalano. Lo stesso vale per le letture a distanza. Romanzi e quotidiani vengono letti dal vivo seppur virtualmente.
Una delle cose che però mi ha davvero stupita è il tutorial – chiamiamolo così per intenderci – che una volontaria esperta di tecniche di massaggio e rilassamento ha messo in campo. Un successo notevole, tanto che diversi operatori e volontari hanno voluto provare anche loro.
E per chiudere non potevamo certo farci mancare gli striscioni con l’arcobaleno e le scritte: “#andràtuttobene”. Disegnati e colorati a casa da una nostra volontaria, gli striscioni sono stati affissi all’esterno della struttura per dire agli operatori, ai parenti e ai pazienti: “noi volontari ci siamo!”