Patrizia: vi racconto quando abitavo nella villa in via Dei Mille, 8/10

Patrizia è entrata da poco a far parte del gruppo dei volontari dell’Hospice occupandosi di stirare indumenti, lenzuola e asciugamani per i degenti della struttura. Ha saputo del bisogno di volontariato tramite un post della pagina facebook e si è subito candidata. Varcare la soglia dell’Hospice è stata una grande emozione per lei e una piacevole sorpresa per i volontari e gli operatori che non la conoscevano. Già perché Patrizia viveva proprio nella villa che adesso ospita l’Hospice di Abbiategrasso ma nessuno lo sapeva prima di qualche settimana fa. Ma procediamo con ordine.

Ciao Patrizia, quanti anni sono passati da quando hai lasciato questa casa?
Ciao! Sono trascorsi parecchi anni, considera che ho abitato al primo piano di questa casa dal 1965 e sono uscita il primo maggio del 1980 vestita da sposa. Ho passato la mia adolescenza e gli anni della mia gioventù in questa casa. Sono moltissimi i ricordi che ho lasciato in questo posto.

Che effetto ti ha fatto rientrare “alla base”?
L’impressione è stata emotivamente molto forte. Grazie a Franca (volontaria storica dell’Hospice) ho fatto un tour nell’ala “vecchia” dell’Hospice, quella adibita ad uffici. Ero spaesata perché è cambiato tutto ma dalle finestre riconosco ancora le stanze e i bagni della mia casa. In questi anni avevo visto il cortile e visitato alcuni amici nel nuovo reparto, ma nella parte storica non ero mai venuta.

La tua famiglia doveva essere benestante per essere proprietaria di una villa del genere.
No, la villa non era nostra. Era la sede delle Fabbriche Riunite Metalli. Papà era il direttore tecnico e come benefit avevamo avuto in uso l’abitazione. Noi stavamo al primo piano che era quasi interamente occupato dalla nostra casa ad eccezione di due stanze adibite ad uffici, in cui ho anche avuto modo di lavorare. In pratica uscivo dalla porta di casa ed entravo in quella dell’ufficio contabile. Un lavoro a kilometri, anzi a metri, zero.

Sei contenta dell’evoluzione che ha avuto l’abitazione?
Decisamente sì, quello che viene fatto all’Hospice è encomiabile e deve essere motivo di orgoglio per Abbiategrasso. Appena ho visto il post sul volontariato in stireria mi sono accesa. Non mi sentivo pronta per l’attività di reparto, ma stirare mi piace e sono contenta di dare il mio contributo per l’Hospice.

Ci racconti qualche aneddoto, qualche ricordo di infanzia legato alla villa?
Innanzitutto mi ricordo che l’entrata era da via Novara e c’era un lungo viale che portava alla casa. Oggi c’è un muro di cinta e dove passava il viale ora c’è un palazzo. Mi tornano anche in mente le immagini della mia altalena che vola in cielo. La giostrina era agganciata agli alberi all’ingresso e credo di averci passato intere giornate da bambina. Poi il giardino mi ha ricordato mio nonno. Era lui, infatti, che curava il giardino, un po’ come fa oggi Alessandra, la volontaria che trascorre le mattinate a potare le piante, annaffiare e tagliare l’erba del prato. Mio nonno faceva lo stesso ma con una peculiarità: tagliava tutte le siepi a forma di salottini facendole diventare delle poltrone o dei divani. Voleva rendere il giardino un luogo più accogliente, un po’ come hanno fatto in tutti questi anni gli operatori e i volontari dell’Hospice. Forse mio nonno ci aveva visto lungo…

 

Hospice di Abbiategrasso anni '60