Vladimir: la mia prima esperienza ad un Congresso e la mia avventura in Italia

“È stata la mia prima volta ad un di questa importanza e sinceramente a tratti ero un po’ imbarazzato visto il prestigio degli ospiti.” non ha ancora compiuto 40 anni ed è un giovane medico che da circa 12 mesi lavora all’Hospice. È raggiante ed entusiasta nel raccontarmi l’esperienza vissuta lo scorso novembre..

Ciao Vladimir, di cosa stiamo parlando?
Ciao! Parlo della mia partecipazione al Congresso sulla Terapia del Dolore Episodico Intenso da Cancro (BTP Breakthrough Cancer Pain) tenutosi a Roma il 6 e 7 novembre 2018. In questa occasione sono stati posti all’attenzione dei presenti i dati del più ampio studio condotto dal gruppo IOPS (Italian Oncologic Pain Multisetting) su oltre 4000 pazienti in tutta Italia. Davvero molto interessante.

Qual è l’aspetto più significativo di questo studio?
150.000 pazienti oncologici annualmente manifestano questo dolore episodico inteso che nell’86% dei casi compromette le attività quotidiane del paziente. Tuttavia, se analizzato e trattato con terapie adeguate dà come risultato un netto miglioramento della qualità di vita per la persona malata. L’aspetto davvero cruciale è l’aver dimostrato che questo tipo di dolore effettivamente esiste ed è necessario individuarlo prontamente e trattarlo adeguatamente per aumentare il beneficio del paziente. La ricerca ha evidenziato infatti che spesso questo tipo di dolore veniva trascurato e bollato come un aspetto poco importante rispetto al resto della sintomatologia causata dalla malattia oncologica.

Perché è importante che un medico che lavora nelle cure palliative partecipi ad un evento come questo?
L’aspetto legato alla formazione e all’aggiornamento professionale è chiaramente cruciale per chi opera nel settore sanitario o sociosanitario. Lo è ancora di più se si tratta di un medico. A livello personale posso dirti che è stata un’occasione unica, specie per me che lavoro da poco in questo settore, per conoscere i principali nomi del mondo delle cure palliative. Parlo di professionisti che da anni si sono specializzati in questo settore e con i quali è possibile confrontarsi, creare rete e, perché no, magari anche qualche amicizia. In sostanza, l’aspetto più importante di eventi come questo è la condivisione delle informazioni.

Sei da un anno all’Hospice. Prima di cosa ti occupavi?
Lavoravo per la maggior parte del tempo in una RSA in provincia di Pavia. Poi, all’occorrenza, facevo dei turni di guardia presso il Golgi Redaelli. Praticamente per quattro anni sono stato un geriatra. E prima ancora ho lavorato per un’azienda in affiancamento al medico del lavoro incaricato.

Non essendo italiano, com’è stato il tuo percorso di studi per diventare medico?
Mi sono laureato 15 anni fa in Moldavia. In Italia questa laurea non è valida e quindi ho dovuto fare il riconoscimento frequentando l’ultimo anno e mezzo di Università e dando sei esami in italiano. A questo si è aggiunta la tesi di laurea, il tirocinio e l’abilitazione. Praticamente posso affermare di essermi laureato per ben due volte in medicina [ride].

Sei in Italia da 15 anni, com’è stato il tuo approccio con il Bel Paese?
Adoro l’Italia perché mi ha dato una possibilità, mi ha permesso di essere ciò che volevo. All’inizio è stata dura, ho fatto tanta gavetta svolgendo i lavori più disparati mentre perfezionavo la lingua e gli studi. Sai, in questo periodo sento molto parlare di immigrazione, anche in modo un po’ superficiale, ma non me la sento di dare un’opinione a riguardo. Ti posso però dire che in Italia ho tutto quello che desideravo: una famiglia, una casa e il lavoro che mi appassiona. Quindi, mi sembra giusto e opportuno dire: grazie Italia!