Ricerca psicologica: ecco come la famiglia Bertoja-Scaiola ha finanziato l’Hospice

Capita spesso che l’assistenza offerta dall’Hospice di Abbiategrasso incontri la gratitudine e il favore di un donatore. Succede talvolta che questo donatore decida di finalizzare una parte delle sue risorse economiche ad un intervento specifico. Con la Famiglia Bertoja-Scaiola è andata così, con una donazione nel luglio 2017 che si ripeterà nel settembre 2018 a sostegno dello sviluppo del servizio di consulenza psicologica. Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Vacchini di fornirci un resoconto.

Giorgia, che attività hai svolto in questi 12 mesi?
Grazie all’aiuto della Famiglia Bertoja-Scaiola il mio lavoro ha avuto la possibilità di crescere molto, è stato un anno intenso! Per quanto riguarda la parte clinica, quindi il lavoro che svolgo con pazienti e familiari che affrontano una perdita, nell’ultimo anno ho incontrato tante persone effettuando 257 colloqui. Nello specifico 108 di questi erano parenti o malati ricoverati presso la nostra struttura, altri 82 assistiti al domicilio e 33 presso l’ambulatorio di via Dei Mille. Il percorso non si esaurisce quando la persona viene a mancare, infatti sono stati realizzati 34 incontri psicologici con famigliari ad assistenza ormai conclusa.

E per quanto riguarda la formazione interna? Cosa è stato fatto?
È stato un anno ricco e stimolante anche per quanto riguarda la formazione interna dedicata ai nostri operatori. Dal mio punto di vista posso dire che gli incontri svolti sono stati momenti preziosi, di scambio e confronto, dove tutti si sono messi in gioco. Mi sono occupata da novembre 2017 a maggio 2018 dello Staff Support Case, sei spazi di formazione per gli operatori basati su casi clinici di cui ci occupiamo.
I temi sono stati diversi e motivati sempre da interrogativi o bisogni dell’equipe. Approfondendo la conoscenza delle famiglie che incontriamo quotidianamente, ci siamo posti l’obiettivo di imparare a comunicare in modo più efficace, riconoscendo risorse e limiti, e costruendo strategie utili nel delicato tempo del fine vita. Un lavoro a più mani è stato pensato sui pazienti giovani, categoria con la quale troppo spesso ci dobbiamo confrontare e che pone numerosi interrogativi. Una formazione ha riguardato poi il “distress esistenziale”, un particolare tipo di sofferenza che incontriamo nel contesto delle cure palliative e che merita l’attenzione di tutti gli operatori, non solo dello psicologo.
Nel mese di febbraio l’Hospice ha organizzato Back To School, un week end di formazione residenziale in provincia di Pavia. Come psicologa mi sono occupata di uno spazio dedicato all’equipe dal titolo: “Equipe in-forma, Equipe in-mente”. L’obiettivo è stato quello di creare un clima di condivisione e conoscenza reciproca, così da favorire l’inserimento di nuovi colleghi e di rinforzare lo spirito di appartenenza di tutti.

È cresciuta anche l’attività di ricerca?
Sì, e di questo sono molto felice perché la ricerca mi ha sempre appassionata! Lo scorso anno ero a Riccione al congresso SICP (Società Italiana Cure Palliative). È l’appuntamento italiano più importante per le cure palliative e sono orgogliosa di aver partecipato, anche in rappresentanza del Gruppo Geode, ad una sessione di Psicologia. Come relatrice ho presentato un lavoro intitolato: “Un nuovo modo di classificare le tipologie familiari in Cure Palliative per interconnettere teoria e pratica”.
E al Congresso 2018, sempre a Riccione, ho intenzione di ripetermi. È infatti stato selezionato un nuovo lavoro, “La co-costruzione delle ipotesi dall’équipe allo psicologo. Uno studio qualitativo” che presenterò durante il congresso. Con i colleghi dell’Hospice saremo poi impegnati nella realizzazione e nell’esposizione di due poster: “L’Hospice di Abbiategrasso Back to School” sull’esperienza di formazione residenziale che abbiamo fatto a febbraio e “La Brochure: un invito alla partecipazione alle Attività complementari e dei volontari” che riguarda la presentazione di uno strumento costruito quest’anno. Sarò anche impegnata con il Gruppo Geode nella presentazione del poster “Osservare, Valutare e intervenire sulla sofferenza: esempi clinici”.
C’è poi una grossa novità che mi stimola molto sul fronte della ricerca. Da aprile è stata avviata una collaborazione con il dipartimento di Psicologia Clinica dell’Università Cattolica di Milano per la realizzazione di una indagine sul personale dell’Hospice. Il lavoro è ancora in fase di progettazione e prevederà il coinvolgimento di altri Hospice e la presenza di laureandi presso la nostra sede per la raccolta dati.

È cresciuto anche il numero di volontari? Cosa avete fatto e cosa bolle in pentola per l’anno nuovo?
Sì, il numero dei volontari in reparto è aumentato e attualmente tre dei nostri sono attivi al domicilio. È un bellissimo gruppo motivato e curioso che non smette di stupire e di voler fare. Ho preparato la formazione con Carola Golzi, l’infermiera responsabile dei volontari. La collaborazione con altre figure professionali è una prassi consolidata e riscontro sempre un atteggiamento positivo da parte di medici, infermieri, oss e altre figure che mettono a disposizione dei volontari tempo e competenze
Cosa bolle in pentola? A settembre una giornata residenziale sarà dedicata ai volontari del reparto e a quelli del gruppo eventi, per ora possiamo solo svelare il titolo che sarà: “VolontarIO: prima persona plurale”.
A proposito, c’è naturalmente sempre bisogno di nuovi volontari! Se qualcuno fosse interessato o anche solo incuriosito, sarò felice di incontrarlo.