Quando la musica permette di curare

Per molti autorevoli personaggi del passato e del presente la musica riveste un ruolo di prim’ordine nella vita di ogni essere umano. C’è chi l’ha considerata la forma suprema di filosofia (Platone) e chi ha detto che senza di essa la vita sarebbe un errore (Nietzsche). Così fino ad arrivare ai giorni nostri e a musicisti come Paolo Conte che, al pari di altri, ha individuato una delle grandi caratteristiche della musica: quella di suscitare emozioni. Conte ha infatti detto che “La vera musica, sa far ridere e all’improvviso ti aiuta a piangere…”

Proprio da questa definizione si potrebbe partire per inquadrare l’attività di musicoterapia che nelle cure palliative, così come in numerose altre discipline mediche, è andata sviluppandosi da alcuni decenni a questa parte. Certo l’attività si basa su una precisa definizione scientifica1 e viene praticata da professionisti qualificati, ma è innegabile che al di là della rigorosa disciplina vi sia qualcosa di emotivo e non scientifico che sottende all’attività stessa. La musicoterapia si rivolge infatti alle emozioni, alle facoltà cognitive, ai pensieri e ai ricordi per stimolarli e farli riemergere. È utilizzata in Hospice e al domicilio per il controllo del dolore e degli altri sintomi, per il supporto alle problematiche psicologiche, sociali e spirituali oltre che per la cura attenta del corpo.

Si tratta di un’attività condivisa con la persona malata che decide insieme al musicoterapista2 come lavorare e quali pratiche musicali utilizzare. Il paziente può comporre una canzone (come “Soffio di Vento” composta da Biagio) o semplicemente dedicarsi all’ascolto musicale. I più estroversi possono cantare o dare spazio alla libera improvvisazione suonando uno strumento musicale anche se non hanno alcuna competenza a riguardo. Come nel caso di una degente, Ornella3, che seppur in una giornata di scarsissima energia decise ugualmente di farsi guidare da Maurizio attraverso un percorso di musicoterapia. Quel giorno, in compagnia della sorella, suonò una sansula, ossia un antichissimo strumento di percussione di origine africana che assomiglia ad un pianoforte in miniatura. Quel giorno Ornella e sua sorella diedero spazio alla libera interpretazione riavvicinandosi come non mai. Paola, la sorella, aveva più volte manifestato con un linguaggio non verbale la difficoltà emotiva a stare accanto a Ornella gravemente malata. Quel giorno Paola dimostrò certamente di stare suonando con sua sorella ma allo stesso tempo rese evidente, dalle espressioni e dalle emozioni che fece trasparire, il bisogno di suonare per se stessa.

Questa vicenda ci permette di capire che l’attività di musicoterapia è certamente rivolta ai pazienti ma è anche a beneficio di chi resta, di chi sta loro accanto e che dovrà sopportare il dolore della perdita. Una formula che ha tra gli obiettivi il richiamare vissuti positivi rielaborando il passato, il favorire il contatto empatico e stabilire connessioni intime con le altre persone e la riconciliazione con se stessi e con gli altri.

Questo percorso terapeutico non viene proposto a tutti. È l’equipe che valuta dopo un attento confronto quali pazienti segnalare al musicoterapeuta, il quale a sua volta entra in contatto con il malato e i suoi famigliari proponendo un percorso basato sui desidèri della persona da assistere e sulle sue aspettative. Non tutti i degenti decidono di aderire alla proposta perché pensano che l’attività richieda troppa energia o ritengono di non avere una sufficiente cultura musicale. Alcuni parenti rifiutano la musicoterapia poiché preferiscono stare soli accanto al loro caro cercando di limitare l’accesso di terzi. Alcune resistenze sono comprensibili, ma superato l’imbarazzo iniziale molti pazienti sperimentano un’attività utile, efficace ed un’esperienza piacevole talvolta condivisa con i famigliari.

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1 Musicoterapia: l’uso della musica e dei suoi elementi effettuata da un musicoterapista qualificato, in un processo diretto a facilitare e promuovere la comunicazione, la relazione, l’espressione e altri obiettivi terapeuticamente rilevanti in base ai bisogni fisici, emotivi, psicologici, cognitivi e sociali della persona. (Definizione di Musicoterapia della World Federation of Music Therapy);
2 All’Hospice di Abbiategrasso ci si avvale delle competenze del musicoterapista Maurizio Taverna;
3 Nome di fantasia, in ottemperanza alla legge sulla privacy.